Madre e figli chiusi in casa per 30 anni. Le paure della mamma: “Non uscite, fuori è pericoloso”



Madre e figli chiusi in casa per 30 anni. Le paure della mamma: “Non uscite, fuori è pericoloso” ultima modifica: 2015-06-13T13:26:24+00:00 da Camilla Montella
"Fuori è pericoloso. Fuori la gente è cattiva. Fuori correte dei rischi. Meglio che restiate in casa. Qui non vi succederà nulla". Se lo dice la mamma, i figli ci credono, si fidano. E in casa due fratelli, un maschio e una femmina oggi più che cinquantenni, ci sono rimasti oltre trent’anni. Senza osare mai mettere il naso fuori, senza far entrare nessuno.

Hanno vissuto-non vissuto così, nel cuore del paese, invisibili al mondo, prigionieri di un muro di insicurezze che, nel pieno della loro giovinezza, con un mondo da scoprire e una vita di affetti, esperienze e relazioni tutta da costruire, si è alzato loro intorno e li ha imprigionati in casa. Finché il mondo non si è accorto della loro assenza e quel muro lo ha abbattuto.

È una storia a cui a stento si riesce a credere quella che si è consumata negli ultimi trentatré anni in un paesino della Maremma del sud. Nell’angolo più ricco e glamour della provincia, quello delle ville sul mare, degli yacht, delle magioni vip di campagna, c’è un sottosuolo dove un’intera famiglia è rimasta sepolta, come in quelle storie da format americani che mai ti aspetteresti dietro al portone accanto al tuo.

FIGLIA BELLISSIMA, FIGLIO FRESCO DI SERVIZIO DI LEVA

È la fine degli anni Settanta. La famiglia, composta da madre, marito, figlia e figlio, entrambi adolescenti, abita al primo piano di una palazzina sulla via centrale del paese (per riservatezza non si possono rendere noti la località né altri dettagli riconducibili all’identità delle persone coinvolte).

La figlia, ragazza bellissima e a detta di tutti molto intelligente, lavora in un negozio. Il fratello, mente lucidissima, sensibile, educato, è in età da militare. Non è chiaro cosa sia accaduto a questo punto, se un fatto specifico abbia spezzato quel filo di fiducia che lega una madre ai figli, o se quel filo si sia sfilacciato lentamente. La morte del padre forse può aver alimentato inconsce paure. C’è anche una parente che inculca nella donna timori irrazionali. «Tienili a casa, non sai chi possono incontrare», le dice. L’unica cosa certa è che, appena il maschio torna in congedo, da un giorno all’altro in paese i due ragazzi non si vedono più in giro. Scomparsi.

casa

QUEL TUBO ROTTO...

Cosa ha finalmente spalancato quella porta dopo oltre trent’anni? Un banalissimo tubo rotto. Una perdita d’acqua che alla fine della scorsa estate ha infradiciato il muro dell’ingresso del palazzo. I condomini hanno dovuto chiudere l’acqua all’appartamento e hanno avvertito che non c’erano alternative: serviva un idraulico per far riparare il tubo.

Non è stato facile. «Se non ti vuoi far vedere, apri la porta, vai in camera e aspetta là che l’idraulico abbia dato un’occhiata», ha implorato una vicina rivolgendosi alla figlia. Ma non c’è stato bisogno. Alla fine la porta si è aperta: al posto della splendida ragazza di un tempo c’era una bellissima cinquantacinquenne. Che per la prima volta dopo trentatré anni guardava in faccia una persona estranea.

IL RACCONTO DELL'IDRAULICO: "COME IN UN GIRONE DANTESCO"

L’idraulico che per primo ha messo piede in casa ha raccontato di un girone dantesco. Un tanfo nauseabondo da non respirare, il pavimento appiccicoso ridotto a un filo di mattonelle tra montagne di sacchi. Ogni centimetro quadrato della casa foderato di carta Scottex ingiallita, sacchi ovunque, bambole di ogni foggia accatastate là, quintali di vecchi giornali buttati nei sacchetti di qua, buste con l’immondizia, scarafaggi che spuntano da ogni pertugio, roba su roba ammassata in ogni angolo. E manciate di sorpresine Kinder, musicassette, panni. In un sacco sono stati trovati 57.000 euro, i risparmi di una vita.

La casa è ormai impraticabile: lo sciacquone fuori uso sostituito da un secchio d’acqua; la vasca nera di sporco e calcare usata come ripostiglio; il lavandino spaccato e tenuto insieme con il nastro adesivo. E tra l’immondizia e lo sporco, il letto con il pover’uomo paralizzato a malapena raggiungibile tra montagne di sacchetti.

L’idraulico si rifiuta di fare il lavoro a causa delle condizioni (non) igieniche. Ne scoppia una discussione. La figlia minaccia di chiamare i carabinieri se non gli ripara il guasto. Ma l’idraulico è irremovibile. Che fare? Qualcuno chiama il parroco che trova un altro idraulico, ma quando i due si presentano, ciò che si para loro davanti è troppo. Entrambi sono presi da conati di vomito.

E DOPO 33 ANNI L'INTERVENTO DEL SINDACO

I trentatré anni finiscono così: una segnalazione al sindaco, l’emanazione di un’ordinanza di trattamento sanitario obbligatorio e il ricovero in due differenti strutture: la figlia in una casa d’accoglienza, suo fratello e la madre in un ricovero in provincia. Gli addetti del Comune hanno disinfettato l’appartamento e rovesciato copioso insetticida fin sotto il portone, hanno installato gabbie per topi e aperto le finestre. Per la prima volta in casa è entrata aria fresca.

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1 Commeno to “Madre e figli chiusi in casa per 30 anni. Le paure della mamma: “Non uscite, fuori è pericoloso””

  1. Enrico Ruffo scrive:

    Ma la madre è malata ????!!!!

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