Uccise moglie e figli, rinuncia all’appello: “Ergastolo giusto”



Uccise moglie e figli, rinuncia all’appello: “Ergastolo giusto” ultima modifica: 2017-01-27T12:55:37+00:00 da Camilla Montella
«Rinuncio all’appello perché ritengo congruo l’ergastolo inflittomi». Come si chiude dietro di sé la porta del carcere a vita? Con tre righe. Scritte, a 34 anni, dall’imputato alla Corte d’Appello di Milano che stava per giudicarlo.

Tre righe inaudite, nel senso che nessun giudice ricorda in vita sua di essersi mai imbattuto in un imputato che, dopo essere stato condannato in Tribunale all’ergastolo, rinunci al ricorso già presentato in Appello; chieda scusa ai magistrati per il disturbo e il tempo fatto perdere; e lasci passare in giudicato la sentenza di «fine pena mai», in questo caso determinata dal triplice omicidio commesso da Carlo Lissi il 14 giugno 2014 a Motta Visconti (distretto giudiziario di Pavia) nei confronti di sua moglie, Maria Cristina Omes, 38 anni, e dei loro due figli Giulia e Gabriele, di 5 anni e di 20 mesi.

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Uno dei più spaventosi delitti familiari degli ultimi anni era stato inquadrato, nella sentenza di primo grado del gup pavese Luisella Perulli il 18 gennaio 2016, come l’inconcepibile modalità di «divorzio veloce» (proprio questa era stata una delle ricerche fatte su Internet da Lissi nei giorni precedenti la strage) da un matrimonio dal quale l’uomo si sentiva ingabbiato, non avendo il coraggio di affrontare il discorso e le conseguenze anche sociali di una separazione, ma nel contempo fantasticando di una storia d’amore con una giovane collega, che peraltro accettava solo una relazione d’amicizia.

«Non ero contento — raccontò confusamente Lissi al pm Giovanni Benelli il 16 giugno 2014 —, avevo pensato di divorziare, e poi quel giorno lì mi è venuto un raptus, diciamo che non avevo il coraggio di chiederglielo e ho pensato di… di liberarmene così». (…) Il giorno della partita ho pensato che poteva essere il momento».

La partita era Italia-Inghilterra ai Mondiali di calcio in Brasile, e Lissi l’andò a vedere sul maxischermo in piazza dopo aver ucciso a coltellate la moglie e i due figlioletti, e prima di simulare maldestramente che la strage fosse stata commessa da rapinatori entrati in casa.

Nessun margine di manovra per i giudici presieduti da Sergio Silocchi, la rinuncia è irretrattabile. Sicché alla Corte non è rimasto che fare quello che l’imputato voleva: buttare, per davvero, la chiave della sua cella.

Articolo completo su Corriere della Sera 

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