Pogando verso l’androne: il primo giorno di scuola



Pogando verso l’androne: il primo giorno di scuola ultima modifica: 2016-09-15T14:19:54+00:00 da Camilla Montella
di C. C.

Il primo effetto è sonoro. A quasi un chilometro senti già una specie di mormorìo. A trecento metri diventa vociare. Poi, un’orgia di scoiattoli che squittiscono “ciaooooooooo”. Tutti insieme. Stereo.

Eccole lì, belle fresche e abbronzate dopo una mesata vacanziera passata ciabattando in riviera. Perché i bambini hanno bisogno di mare. Eccole lì, pronte agli apericena di classe. Già piene di volantini in mano: corsi di nuoto sincronizzato, di scacchi, di pittura rupestre, di alpinismo in città, di danza acrobatica, di teatro greco. Si trascinano al guinzaglio nonne, tate, mariti, cani e gatti.

Nell’ultima settimana hanno consumato gli organi riproduttivi dei cartolai da Piola a Duomo passando per Brera dove pare vendano le temibili stilografiche di legno imposte dalle maestre (evidentemente colluse con i cartolai di Brera).

Esperte mondiali di millimetri di quadretti e di copertine, di divisori e di rinforzi laterali, hanno già messo tutto – rigorosamente etichettato - nello zaino di quarantacinque chili dei piccoli sherpa che arrancano verso il portone mentre vengono immortalati lungo la scalata come ricordo per primo giorno della seconda elementare. Sperando di arrivare vivi in terza. Mentre parte l’applauso, come negli atterraggi degli anni Ottanta.

L’orgia degli scoiattoli continua, iniziamo a pogare verso l’androne. Lei si tappa le orecchie. La lascio andare a un metro dalla porta, non la vedo entrare, mi hanno placcata. Mi hanno riconosciuta. Sono l’eretica che l’anno scorso non ha fatto le Leonardiadi. “Ma quest’anno però le fate, vero?”. Buon primo giorno di scuola.

pogare

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